#lanostrastoria
I Walser, il “Popolo delle Alpi” da cui prende il nome il nostro hotel erano un’etnia originaria del Vallese (da qui Walliser) che, nel corso dei secoli, si spostò lungo le Alpi coltivando nuove terre e fondando villaggi, sempre in armonia con l’ambiente e la fauna circostante. Ovunque andassero, costruivano gli affascinanti Stadel (o Wòhngade): abitazioni in legno di larice su base di pietra dalle molteplici funzioni. Il seminterrato era adibito a cucina e salotto, con accanto la stalla da cui si otteneva calore durante i mesi invernali. Al piano superiore si trovavano le camere, mentre l’ultimo era adibito a fienile e alla conservazione degli alimenti.
#rifugio
Il nostro hotel trae ispirazione proprio dagli Stadel dei Walser, presentandosi come un rifugio caldo e accogliente per i viaggiatori alpini. Proprio come i Walser, che migravano alla scoperta di nuovi luoghi e culture con cui interagire, anche noi crediamo in un’ospitalità che unisce viaggiatori in un luogo lontano da casa, ma che fa sentire subito in famiglia.



Mia nonna è originaria di Issime, un piccolo comune della valle di Gressoney, sempre in Valle d’Aosta, dove i Walser si erano stabiliti già dal XII secolo. Con pazienza avevano bonificavano i valloni, rimuovendo i sassi che impedivano le coltivazioni e utilizzandoli per creare sentieri. I terreni scoscesi diventavano comode terrazze, perfette per la coltivazione della terra.
Nella vallata di Gressoney si parla il titsch, un affascinante dialetto nato dall’unione di tedesco, francese e alcuni dialetti provenzali. Si narra che i Walser di Issime appartenessero a un ceppo ancora più antico, e a testimoniarlo è il loro dialetto, il töitschu, ancora più arcaico e ricco di storia.
Ricordo le estati nella casa di San Grato, quando coglievamo l’erba per il fieno e, per pranzo, mangiavamo all'ombra di un larice la minestra preparata la sera prima. Da giovani ci spostavamo agilmente tra i ripidi pendii: per andare a scuola facevamo 8 km, ma d’inverno potevamo usare la slitta, oppure la nostra cartella scolastica in legno che, messa sotto il sedere, diventava un perfetto slittino!
Lidia Busso



Il mio bisnonno Maurizio Luboz, meglio conosciuto come “Maurice la Garde” era il guardia parco del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Quando aveva soli 7 anni era partito per la Francia a fare lo spazzacamino nelle ville dei ricchi borghesi, per guadagnare qualche soldo da portare a casa dalla propria famiglia.
Con la stessa intraprendenza e voglia di fare, Maurice costruì la sua casa su una collinetta ad Introd, ogni giorno dopo il lavoro con l’aiuto delle sue sole mani. Si sposò con Leonilda, entrambi originari di Arvier ed ebbero due figli: Attilio e Rosetta. Nel 1927, il destino li portò a Courmayeur, dove il fratello di Leonilda, il macellaio del villaggio, affidò loro la gestione del Bureau di Sali e Tabacchi.
Mentre Rosetta aprì un negozio di souvenir nel centro del paese, il figlio maggiore, prese le redini della tabaccheria. Fu nell’estate del 1951 che il suo cuore fu rapito da una ragazza speciale, conosciuta come “La Tedesca“, la persona che sarebbe diventata mia nonna. Lidia Busso, proveniente dalla valle di Gressoney era arrivata a Courmayeur per cercare un’occupazione estiva e lavorava presso il panettiere di fronte alla tabaccheria dei Luboz. Quell’estate, le loro vite si intrecciarono.
Quando l’estate volse al termine e Lidia tornò a Issime dalla madre e dalle sue tre sorelle minori, Attilio capì che non poteva lasciarla andare: salì sulla sua Lambretta e attraversò tutta la valle per chiederle la mano.


#1952
Nel 1952 si sposarono, coronando un amore nato sotto il sole estivo delle montagne. L’anno successivo nacque Daniela, seguita da Maurizio (Maurice) e infine da Federica.
Daniela, la più grande, seguì le orme del padre e prese in gestione la tabaccheria di famiglia. Federica, invece, trasformò il negozio di souvenir della zia Rosetta in “Les Betises”, una boutique affascinante che offre articoli per la casa di montagna e molto altro. Ma è Maurizio Luboz II che, con lo stesso nome e lo spirito indomito del nonno, incarna l’anima selvaggia e intraprendente della famiglia. Nonostante la sua natura avventurosa, arrivò un momento in cui sentì il richiamo delle radici, il bisogno di stabilirsi nel luogo che da sempre chiamava casa.



Fu così che, nel dicembre del 1995, aprirono per la prima volta le porte del Walser Hotel di Courmayeur. Un luogo che non solo porta un nome carico di storia, ma che rispecchia le case e le tradizioni della valle di Gressoney, terra natale della madre Lidia.
Nel corso degli anni, il Walser è cresciuto, festeggiando con orgoglio i suoi 25 anni di esistenza. È stato il palcoscenico di innumerevoli avventure, come le entusiasmanti cacce al tesoro tra i corridoi, organizzate dai nipoti, i figli delle sorelle di Maurizio, che hanno trasformato l’albergo nella loro seconda casa. Per loro, Maurizio è più di uno zio: è un adulto saggio con un’anima selvaggia e uno spirito che non invecchia mai.
Così, quando nell’inverno del 2020 Maurizio decide che è giunto per lui il tempo di ritirarsi e dedicarsi a quello che più gli piace fare, dedicandosi a sport e natura, lascia la gestione del Walser Hotel srl alla neo società Sotschì Dzenn snc di Luca Gontier e della sua più giovane nipote, Sofia Sisto Luboz.
#WalserHotel
Il logo del nostro albergo fu disegnato dal rinomato pittore e grafico valdostano Franco Balan. Ispirandosi allo stemma dei Walser della Valle di Gressoney, Balan ha rivisitato i simboli tradizionali dando vita a un cuore Walser adornato con una guida alpina e una donna in costume tipico. Questo logo celebra le radici culturali della nostra terra e l’orgoglio per le nostre origini.
Nel 2019, abbiamo voluto arricchire ulteriormente il nostro simbolo, unendo gli elementi distintivi dell’albergo e aggiungendo il gallo, animale carico di significati. Il gallo rappresenta rinascita, vigilanza e generosità. È noto che quando il gallo trova del cibo, chiama la sua famiglia per condividere il pasto. Ed è proprio così che funzioniamo qui da noi: un posto a tavola sarà sempre aggiunto per chi ha fame, un letto sarà sempre dato a chi ha sonno e un bicchiere di vino sarà sempre offerto a chi ha sete. Vogliamo che ogni ospite si senta parte della nostra famiglia, accolto con calore e condivisione, proprio come vuole la tradizione Walser.




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